Corleone 1897 – Palermo 1961.

Ebbe come maestro Ettore De Maria. Tenne la sua prima personale nel 1921 a Roma. In questa città, dove dimorò dal ’19 al ’21, incontrò Balla, Dottori, Trampolini, conobbe F.T. Marinetti, che invitò a Palermo mettendolo a contatto con un gruppo di giovani artisti di talento, che frequentavano il suostudio.
Nelle sua casa-studio vennero seguiti anche bozzetti per arazzi, mobili, ceramiche, lampade, ricami e preparati i testi per le conferenze e gli accesissimi dibattiti.
Nel 1925 alcuni di questi prodotti furono esposti alla Mostra d’Arte Primaverile Siciliana, a Villa Gallidoro, a Palermo. Nel 1926 espose nella sala futurista alla XV Biennale di Venezia, dove poi fu presente quasi ininterrottamente sino al 1958.
Nel 1927 organizzò a Palermo nelle sale de Il Convegno la Prima Mostra Nazionale d’Arte Futurista della Sicilia, inaugurata da Marinetti ed espose da Bragaglia, con inaugurazione dello stesso Marinetti.
Nel 1928 allestì la Sala Futurista alla Prima Mostra Internazionale d’Arti Decorative di Taormina. Nel 1929 curò un numero unico, “Arte Futurista Italiana”, dedicato al ventennale del futurismo, su cui scrissero Marinetti, Balla, Fillia, Trampolini, Corona, Varvaro, Civello e l’allora giovanissimo Renato Guttuso.
Dal 1929 al ’30 diresse “Il Bollettino dell’Arte”, l’interessantissimo ed aggiornato organo del Sindacato Artisti Siciliani. Negli anni ’30, abbandonate le modalità futuriste, si rivolse al nascente Novecento. Contribuì in modo determinante al rinnovamento della vita artistico-culturale della Sicilia,organizzando dibattiti e mostre e curando manifestazioni d’avanguardia. La sua partecipazione alle Quadriennali romane e alle grandi collettive in Italia e all’estero fu intensa e continua. Svolse una notevole attività come giornalista e critico d’arte partecipando ad infuocate polemiche e scrivendo su riviste d’avanguardia.
Nel 1936 pubblicò un volume di racconti Cenacoli, paesaggi, incontri. Nel 1932 divenne ordinario di pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo, di cui fu anche direttore; dal 1939 al 1945 insegnò all’Accademia di Roma.
La sua attività di incisore fu fecondissima e per primo in Italia (forse anche in Europa) stampò le sue acqueforti su fogli originali di papiro scelti personalmente a Siracusa.
Negli ultimi anni della sua vita (nel 1960 circa) riprese con entusiasmo giovanile ad esprimersi con la scultura, (cosa che aveva fatto da ragazzo) in forme fantasiose con il marmo, l’alabastro, l’ottone. Fu organizzatore vivace di molte manifestazioni artistiche e scopritore di giovani talenti.